Questo blog vuole essere uno sfogo è una condivione di tutte le problematiche di quanti sentono la crisi sulle proprie spalle. Storie - News - Lettere - Racconti della rete
domenica 8 luglio 2012
A noi chiedono di pagare le tasse....e loro evadono spudoratamente ...ecco una prova
Roma 8 Luglio 2012,
Via dei Romagnoli Ostia Antica.
Mi chiedevo ma è mai possibile che venga affisso un manifesto abusivo in tutto, privo del timbro comunale che accerti il pagamento dei diritti, situato in una zona di interesse storico della città di Roma, a pochissimi metri dagli scavi di ostia antica e per lo più sembra proprio che questo manifesto sia una gran presa in giro della politica chiedendo di denunciare chi non paga le tasse, be io sto facendo proprio questo sto denunciando che non paga le tasse, lascio a voi commentare l'accaduto.
La presente notizia può essere utilizzata citando www.laveracrisi.blogspot.com
venerdì 18 maggio 2012
lunedì 23 aprile 2012
A causa della crisi economica dall'inizio del 2012 in Italia ci sono
stati 23 suicidi di imprenditori. Lo fa sapere la Cgia di Mestre
spiegando che 9 di questi sono stati solo in Veneto. ''Il meccanismo si
sta spezzando - dice Giuseppe Bortolussi, segretario Cgia - questi
suicidi sono un vero grido di allarme lanciato da chi non ce la fa piu'.
Le tasse, la burocrazia, la stretta creditizia e i ritardi nei
pagamenti hanno creato un clima ostile che penalizza chi fa impresa. Per
molti, il suicidio e' visto come un gesto di ribellione contro un
sistema sordo ed insensibile che non riesce a cogliere la gravita' della
situazione''.
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Veneto 9
Puglia 3
Toscana 3
Sicilia 3
Lazio 2
Lombardia 1
Abruzzo 1
Liguria 1
TOTALE 23
Ora mi domando ma come mai noi italiani siamo cosi sereni, ci lamentiamo di una crisi profonda nel nostro paese, continuiamo a vedere come lo stato i nostri politici, continuano a prelevare denaro dalle nostre tasche e noi ci impoveriamo sempre di più senza calcolare questo assurdo dato dei suicidi della disperazione della gente che non riesce più a far fronte alle mortificazioni che questo nostro paese continua giorno dopo giorno ad offrirci.
In altri paesi come in Grecia dove la situazione non è cosi tanto differente dalla nostra la gente è scesa in piazza a manifestare ovvimanete parlo della gente che vuole manifestare pacificamente no i facinorosi da guerra mi chiedo come mai in italia come mai noi italiani siamo cosi anche in questo pigri e una considerazione che vorrei condividere con tutti voi per capire se viviamo nell'illusione di essere l'italia di una volta o se siamo illusi dalla politica che un giorno ci tranquilizza l'altra ci distrugge di tasse.
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Veneto 9
Puglia 3
Toscana 3
Sicilia 3
Lazio 2
Lombardia 1
Abruzzo 1
Liguria 1
TOTALE 23
Ora mi domando ma come mai noi italiani siamo cosi sereni, ci lamentiamo di una crisi profonda nel nostro paese, continuiamo a vedere come lo stato i nostri politici, continuano a prelevare denaro dalle nostre tasche e noi ci impoveriamo sempre di più senza calcolare questo assurdo dato dei suicidi della disperazione della gente che non riesce più a far fronte alle mortificazioni che questo nostro paese continua giorno dopo giorno ad offrirci.
In altri paesi come in Grecia dove la situazione non è cosi tanto differente dalla nostra la gente è scesa in piazza a manifestare ovvimanete parlo della gente che vuole manifestare pacificamente no i facinorosi da guerra mi chiedo come mai in italia come mai noi italiani siamo cosi anche in questo pigri e una considerazione che vorrei condividere con tutti voi per capire se viviamo nell'illusione di essere l'italia di una volta o se siamo illusi dalla politica che un giorno ci tranquilizza l'altra ci distrugge di tasse.
martedì 28 febbraio 2012
Maurizio Crozza...la vergogna di una tv spazzatura che paghiamo tutti noi. ( razzismo in diretta rai )
Ballarò 28 feb 2012 inzia al solito la puntata con la satira di Maurizio Crozza, facciamo un passo indietro sul vero significato della parola satira,
Dicesi satira La satira (dal latino satura lanx, il vassoio riempito di offerte agli dei) è una forma libera e assoluta del teatro[1], un genere della letteratura e di altre arti caratterizzata dall'attenzione critica alla politica e alla società, mostrandone le contraddizioni e promuovendo il cambiamento.
Ora mi dovete dire cosa c'entra paragonare la parola negroni noto coktail usato in discoteca e i negroni ( essere umani ) usati da crozza per parlare delle ferrovie italiane.
Il mio post finisce con un sentimento di forte indignazione per lui per il conduttore Floris che non ha interotto crozza in questa sua infelice infida razzista e sporca affermazione offendendo non solo tutto il popolo di colore ma deridendo anche tutte le povere persone di colore costrette a vivere nelle stazioni ferroviarie.
Spero che i dirigenti rai che tanto prodigano il pagamento del canone agiscano con fermezza a tutela del rispetto che deve esserci anche per coloro che pensano di farci divertire ma che in realtà fanno tutt'altro.
c.d.r.
Dicesi satira La satira (dal latino satura lanx, il vassoio riempito di offerte agli dei) è una forma libera e assoluta del teatro[1], un genere della letteratura e di altre arti caratterizzata dall'attenzione critica alla politica e alla società, mostrandone le contraddizioni e promuovendo il cambiamento.
Ora mi dovete dire cosa c'entra paragonare la parola negroni noto coktail usato in discoteca e i negroni ( essere umani ) usati da crozza per parlare delle ferrovie italiane.
Il mio post finisce con un sentimento di forte indignazione per lui per il conduttore Floris che non ha interotto crozza in questa sua infelice infida razzista e sporca affermazione offendendo non solo tutto il popolo di colore ma deridendo anche tutte le povere persone di colore costrette a vivere nelle stazioni ferroviarie.
Spero che i dirigenti rai che tanto prodigano il pagamento del canone agiscano con fermezza a tutela del rispetto che deve esserci anche per coloro che pensano di farci divertire ma che in realtà fanno tutt'altro.
c.d.r.
mercoledì 22 febbraio 2012
A noi la crisi ai signori politici le poltrone in pelle nuove di zecca!!!!!
"In un momento in cui il governo chiede immensi sacrifici ai cittadini, qualche mente geniale ha pensato di rifare le poltrone dell'Aula della Camera affinché i deputati possano avere maggiore conforto per le loro natiche". E' la denuncia lanciata dal deputato della Lega Nord, Davide Cavallotto. "E' una vergogna di cui i cittadini devono essere informati per trarne le giuste conseguenze", ha aggiunto.
"Presenterò un'interrogazione parlamentare per conoscere i costi e i responsabili di questa follia. Mentre camerieri e commessi esterni scioperano perché la ditta appaltatrice li sta per licenziare, mentre il governo aumenta le tasse e lascia i giovani senza speranza, la Camera dei deputati pensa a rifare le poltrone. E poi qualcuno ha anche il coraggio di dire che l'antipolitica è pericolosa", sottolinea.
Fonte Tgcom24
lunedì 20 febbraio 2012
Roma, da 4 giorni in coma legata a barella
Roma, da 4 giorni in coma legata a barella
E' finita in coma dopo un trauma cranico e, dopo quattro giorni, era ancora al Pronto soccorso, legata alla barella con delle lenzuola, priva di nutrizione, in attesa del ricovero. La donna, 59 anni, è stata trovata in queste condizioni al Policlinico Umberto I di Roma, dai senatori Marino e Gramazio, che hanno effettuato un blitz nei locali dell'ospedale. E' stato loro detto che il ricovero sarebbe stato effettuato "da un minuto all'altro"."In attesa di essere trasferita da un minuto all'altro"
La signora di 59 anni, hanno riferito Domenico Gramazio (Pdl) e Ignazio Marino (Pd), dopo aver effettuato questa mattina una visita ai Pronto Soccorso dell'Umberto I come senatori eletti nel Lazio, "aveva solo la flebo con l'acqua fisiologica" e "i sanitari ci hanno spiegato che erano in attesa, da un minuto all'altro, di poterla trasferire in un altro reparto per darle assistenza".
"Quattro giorni in barella"
Nel frattempo, per 4 giorni, la paziente è rimasta in barella nella cosiddetta "piazzetta", area del pronto soccorso dove vengono lasciati i pazienti in mancanza di posti letto per i ricoveri. Nella "piazzetta", dove ci sarebbe posto per 8 malati - hanno riferito i due esponenti politici - c'erano almeno 20 persone, con le barelle una accanto all'altra senza corridoi e persone in attesa di trasferimento anche da venerdì"
"Legata mani e piedi per non cadere"
La signora, ha aggiunto Marino, "era stata legata con delle lenzuola a mani e piedi alla barella" per evitare cadute, visto che il letto è senza sponde.
Le visite agli ospedali romani
I due senatori non si sono limitati a visitare il Policlinico Umberto I, ma si sono recati anche al San Giovanni e al San Camillo. In quest'ultima struttura, forse per anche per le attenzioni mediatiche di questi giorni, dopo la denuncia di pazienti curati per terra al Pronto soccorso, le condizioni sono risultate positive.
La signora di 59 anni, hanno riferito Domenico Gramazio (Pdl) e Ignazio Marino (Pd), dopo aver effettuato questa mattina una visita ai Pronto Soccorso dell'Umberto I come senatori eletti nel Lazio, "aveva solo la flebo con l'acqua fisiologica" e "i sanitari ci hanno spiegato che erano in attesa, da un minuto all'altro, di poterla trasferire in un altro reparto per darle assistenza".
"Quattro giorni in barella"
Nel frattempo, per 4 giorni, la paziente è rimasta in barella nella cosiddetta "piazzetta", area del pronto soccorso dove vengono lasciati i pazienti in mancanza di posti letto per i ricoveri. Nella "piazzetta", dove ci sarebbe posto per 8 malati - hanno riferito i due esponenti politici - c'erano almeno 20 persone, con le barelle una accanto all'altra senza corridoi e persone in attesa di trasferimento anche da venerdì"
"Legata mani e piedi per non cadere"
La signora, ha aggiunto Marino, "era stata legata con delle lenzuola a mani e piedi alla barella" per evitare cadute, visto che il letto è senza sponde.
Le visite agli ospedali romani
I due senatori non si sono limitati a visitare il Policlinico Umberto I, ma si sono recati anche al San Giovanni e al San Camillo. In quest'ultima struttura, forse per anche per le attenzioni mediatiche di questi giorni, dopo la denuncia di pazienti curati per terra al Pronto soccorso, le condizioni sono risultate positive.
Fonte : tgcom24
giovedì 16 febbraio 2012
Aggiornamento situazione Ospedali e Pronto Soccorso San Camillo
La magistratura romana indaga sulle presunte carenze nei pronto soccorso degli ospedali della capitale. Il caso da cui si parte è quello del pronto soccorso del San Camillo, dopo la pubblicazione di alcune foto in cui alcuni pazienti venivano medicati sul pavimento. Il fascicolo per ora è contro ignoti e senza ipotesi di reato. Anche Il Fatto si era occupato delle carenze del nosocomio romano con la denuncia di un genitore, Roberto Montacci, che aveva raccontato dell’attesa di circa 40 ore all’interno del presidio per l’assistenza alla figlia di 5 anni che presentava febbre alta. Anche in quel caso, la bambina non era stata adagiata neanche su una barella e il padre aveva dovuto smontare il sedile della propria auto per mettere la figlia attaccata ad una flebo.
Il procuratore reggente Giancarlo Capaldo ha delegato gli accertamenti ai pm Rosalia Affinito ed Elisabetta Ceniccola. Sul tavolo degli inquirenti vi è anche l’informativa dei Nas, informativa che ha evidenziato disfunzioni strutturali sia per il pronto soccorso del San Camillo che per quello dell’ospedale di Tor Vergata.
Solo il governatore del Lazio, Renata Polverini, aveva tentato di minimizzare il caso delle foto schock del San Camillo, tentando di giustificarle come “interventi d’urgenza”, poi aveva aggiunto: “Pensare sul piano politico di distruggere un sistema puntando alla diffamazione di strutture pubbliche è inaccettabile”. La direzione dell’ospedale invece aveva ribattuto alle accuse di carenza, dichiarando che le foto erano false. “Noi non abbiamo nulla da nascondere”, aveva affermato il direttore generale del San Camillo-Forlanini, Aldo Morrone.
Fonte : Il fatto quotidiano.
Il procuratore reggente Giancarlo Capaldo ha delegato gli accertamenti ai pm Rosalia Affinito ed Elisabetta Ceniccola. Sul tavolo degli inquirenti vi è anche l’informativa dei Nas, informativa che ha evidenziato disfunzioni strutturali sia per il pronto soccorso del San Camillo che per quello dell’ospedale di Tor Vergata.
Solo il governatore del Lazio, Renata Polverini, aveva tentato di minimizzare il caso delle foto schock del San Camillo, tentando di giustificarle come “interventi d’urgenza”, poi aveva aggiunto: “Pensare sul piano politico di distruggere un sistema puntando alla diffamazione di strutture pubbliche è inaccettabile”. La direzione dell’ospedale invece aveva ribattuto alle accuse di carenza, dichiarando che le foto erano false. “Noi non abbiamo nulla da nascondere”, aveva affermato il direttore generale del San Camillo-Forlanini, Aldo Morrone.
Fonte : Il fatto quotidiano.
mercoledì 15 febbraio 2012
Ecco una delle colpe del degrado degli ospedali tra cui Il SAN CAMILLO DI ROMA
Il vero volto farmacia italiana
Il servizio delle Iene ha messo in evidenza il "vero volto della farmacia italiana".E' quanto afferma il presidente del Movimento nazionale liberi farmacisti Vincenzo Devito commentando quanto andato in onda ieri sera durante il programma Le Iene su Italia 1: consegna di farmaci senza fustella e senza ricetta medica, truffa al Ssn, preparazioni galeniche nocive senza ricetta, smaltimento di medicinali non scaduti illecito, questi alcuni dei reati che potrebbero essere contestati al la farmacia.
"Purtroppo - sottolinea Devito - sono anni che denunciamo una diffusa illegalità nella farmacia italiana, ma nessuno ha dato seguito ai nostri richiami. Diffusa illegalità perché il caso di Novi Ligure non è isolato, alcune delle "pratiche" rilevate durante il programma come la consegna senza ricetta e il "defustellamento" delle confezioni di farmaci sono utilizzate da molte farmacie su tutto il territorio nazionale.
Mentre, per difendere il proprio monopolio sia il presidente del la Fofi che quello di Federfarma tentavano di far credere che i livelli di sicurezza per i cittadini nelle parafarmacie sono inferiori alle farmacie, definendo il modello italiano come il migliore del mondo, le garanzie per i cittadini da tempo erano scese sotto il livello di guardia proprio nelle farmacie italiane. Certamente non tutti i farmacisti sono dediti a queste pratiche criminali, ma quelli che si sono ribella ti tra i dipendenti sono stati sbattuti fuori dal la farmacia e pur volendo intraprendere onestamente la propria professione sono bloccati da leggi che difendono solo gli interessi particolari".
Per Devito, "la possibilità per le farmacie di consegnare farmaci senza la ricetta nei casi di estrema urgenza è stata interpretata immediatamente in maniera estesa e del resto la stessa norma era stata voluta per dare una parvenza di legalità ad un comportamento diffusissimo. I report di utilizzo di questa pratica che dovevano giungere al ministero della Salute con una tempistica determinata dal la norma sono stati sempre insufficienti e questo semplicemente perché non avveniva alcuna registrazione. Quanto riportato nel programma la dice lunga su quale sia il livello di interesse delle farmacie nella tute la della salute pubblica e quale, invece sia quello economico.
La casta tenterà di dire che sono solo poche "mele marce", noi purtroppo, sappiamo bene che è l'intero "cesto" ad essere avariato". (Fed/Col/Adnkronos)
E assurdo come nel servizio delle iene si evidenzia che le asl prima di ogni controllo in farmacia abbiano il buon senso di avvisare la struttura, rendendo cosi ovviamente qualsiasi tipo di controllo nullo, e se una farmacia e non era l'unica nel servizio mandato in onda dalle iene per 20 anni truffa le asl prendendo soldi dei contribuenti è palese che poi mancano fondi per gestire meglio le strutture ospedaliere creando casi come quello dell'ospedale San Camillo o tanti altri ospedali d'Italia.
Vi Ricordo che in Italia si spendono 9.357.691.448 in spesa farmaceutica.
Lombardia al primo posto con 58.000.000 circa
Lazio 47.000.000 circa
Campania 42.000.000 circa
Fonte: federfarma.
martedì 14 febbraio 2012
Roma, incubo San Camillo: pazienti soccorsi a terra
Le immagini sono choccanti: pazienti rianimati in terra tra lettighe e barelle. Personale che cerca di fare quello che può, in ginocchio sul pavimento, tutt’attorno una folla di altri malati, in attesa. Chi con la flebo, chi con il catetere, chi con il volto terreo per i dolori. Succede al pronto soccorso del San Camillo di Roma, la più grande azienda ospedaliera del Lazio.
GUARDA LE FOTO CHOC
Succede che qui si arriva e non si sa quando si esce, anche 21 ore di attesa, e se ti capita di avere una colica di reni devi fare pipì in una bottiglietta di plastica tagliata a metà, con un bisturi. «Così vediamo se c’è il calcolo», dice il medico di guardia. Se gli chiedi: «Ma dottore è igienico?», lui scuote la testa. Si scusa: «Lo so, è un casino. Scusate, non abbiamo neanche più i bicchierini. Non ci sono più fondi».
Benvenuti al San Camillo, dunque, fiore all’occhiello e centro di eccellenza della moderna medicina dove chi lavora combatte ogni giorno una battaglia senza armi per salvare la vita alla gente. San Camillo, la fotografia impietosa del welfare nel nostro Paese. Per questo gli operatori sanitari sono in stato di agitazione. Motivo: taglio di posti letto per gli acuti e carenze di organico devastanti. Un Pronto soccorso, o meglio tre, al collasso. Una struttura depauperata, ridotta a un colabrodo, senza più mezzi e che mette a rischio l’assistenza e il diritto alla salute. «Siamo tornati alla situazione che si viveva trent’anni fa con i letti in corridoio, una situazione vergognosa. La Regione Lazio ha fatto un Piano di riordino con la chiusura di 24 ospedali ma la gente da quache parte deve andare». Appunto. E arrivano al San Camillo dove sono stati chiamati a supporto ben cinque operatori, quando ne servirebbero almeno il triplo.
«Senza risposte immediate inoltreremo una denucia alla Procura della Repubblica per omissione atti d’ufficio», minacciano medici e infermieri. Ieri una delegazione del Pd si è recata nel girone dell’inferno alla romana. Il capogruppo dei democratici alla Regione, Esterino Montino, parla con rabbia. Perché quello che ha visto è troppo, davvero troppo. «Presenterò immediatamente una richiesta di Consiglio straordinario. Serve una maggiore dotazione di personale medico e infermieristico. La situazione è tragica. Non voglio dire che anche in altri periodi non fosse grave, lo era anche nel 2008 e nel 2009, e non è mia intenzione strumentalizzare. Però oggi abbiamo toccato il fondo. Ci sono decine e decine di persone nei corridoi, dentro il reparto di rianimazione, in barella».
La direzione del nosocomio minimizza. E promette: presto arriveranno altri posti letto, presto riorganizzeremo. E intanto al San Camillo arriva un’altra ambulanza. Ricomincia la trafila. Un’altra notte lunghissima. Per chi vorrebbe curare, per chi chiede aiuto.
fonte : l'unità
GUARDA LE FOTO CHOC
Succede che qui si arriva e non si sa quando si esce, anche 21 ore di attesa, e se ti capita di avere una colica di reni devi fare pipì in una bottiglietta di plastica tagliata a metà, con un bisturi. «Così vediamo se c’è il calcolo», dice il medico di guardia. Se gli chiedi: «Ma dottore è igienico?», lui scuote la testa. Si scusa: «Lo so, è un casino. Scusate, non abbiamo neanche più i bicchierini. Non ci sono più fondi».
Benvenuti al San Camillo, dunque, fiore all’occhiello e centro di eccellenza della moderna medicina dove chi lavora combatte ogni giorno una battaglia senza armi per salvare la vita alla gente. San Camillo, la fotografia impietosa del welfare nel nostro Paese. Per questo gli operatori sanitari sono in stato di agitazione. Motivo: taglio di posti letto per gli acuti e carenze di organico devastanti. Un Pronto soccorso, o meglio tre, al collasso. Una struttura depauperata, ridotta a un colabrodo, senza più mezzi e che mette a rischio l’assistenza e il diritto alla salute. «Siamo tornati alla situazione che si viveva trent’anni fa con i letti in corridoio, una situazione vergognosa. La Regione Lazio ha fatto un Piano di riordino con la chiusura di 24 ospedali ma la gente da quache parte deve andare». Appunto. E arrivano al San Camillo dove sono stati chiamati a supporto ben cinque operatori, quando ne servirebbero almeno il triplo.
«Senza risposte immediate inoltreremo una denucia alla Procura della Repubblica per omissione atti d’ufficio», minacciano medici e infermieri. Ieri una delegazione del Pd si è recata nel girone dell’inferno alla romana. Il capogruppo dei democratici alla Regione, Esterino Montino, parla con rabbia. Perché quello che ha visto è troppo, davvero troppo. «Presenterò immediatamente una richiesta di Consiglio straordinario. Serve una maggiore dotazione di personale medico e infermieristico. La situazione è tragica. Non voglio dire che anche in altri periodi non fosse grave, lo era anche nel 2008 e nel 2009, e non è mia intenzione strumentalizzare. Però oggi abbiamo toccato il fondo. Ci sono decine e decine di persone nei corridoi, dentro il reparto di rianimazione, in barella».
La direzione del nosocomio minimizza. E promette: presto arriveranno altri posti letto, presto riorganizzeremo. E intanto al San Camillo arriva un’altra ambulanza. Ricomincia la trafila. Un’altra notte lunghissima. Per chi vorrebbe curare, per chi chiede aiuto.
fonte : l'unità
I veri conti della crisi
Da mesi i media scrivono di crisi ed i conseguenti dibattiti si sprecano. Chi legge se n’è reso conto dal borsellino più leggero e da un progressivo cambiamento d’abitudini di vita. Per quelli che ci seguono, questa volta, faremo alcuni conti concreti per capire la gravità della faccenda. Per praticità, abbiamo preso in considerazione un ipotetico nucleo famigliare composto di marito e moglie. La signora è casalinga ed il marito pensionato ad Euro 1300 netti mensili. L’alloggio è in locazione. Prima spesa: Euro 520 (locazione più amministrazione). Restano Euro 780 per il resto. Andiamo avanti. Per l’energia (luce e gas) la spesa ad Euro 80 mensili. La coppia non ha telefono fisso, ma due cellulari che ricaricano con Euro 10 ciascuno; per un totale d’Euro 20 mensili. Per il menage famigliare restano Euro 620. Per il vitto, la signora, che si arrangia assai bene in cucina, spende Euro 17 il giorno ( comprese le frazioni di condimenti, detersivi per cucina e per l’igiene personale). Il totale è Euro 510 ( mediamente). Rimangono Euro 110 (circa) per il trasporto urbano, le imposte comunali e gli “imprevisti”, che non mancano mai per le famiglie italiane. Nel conteggio, e lo specifichiamo, non abbiamo tenuto conto del vestiario ( biancheria compresa) e delle spese, ormai, voluttuarie. Tutto sembra, quindi, nella norma; pur se spartana. Ma i pensionati con un trattamento come riportato rappresentano il 40% degli italiani in quiescenza. Il restante 60% e ripartito tra pensionati sotto i 1000 Euro mensili (48%) ed i “fortunati” che superano Euro 1500 il mese (12%). Le percentuali riflettono la situazione di milioni di famiglie italiane che sono state chiamate a sacrifici assolutamente non previsti. Questo è il quadro generale. Entrare nel particolare, però, è assai meno confortante. Tra i pensionati con meno d’Euro 1000 ( netti) mensili, ben il 32% “campa” con circa Euro 500 (senza familiari a carico). Sarebbe interessante sapere dove e come. Ne consegue che se per il 29% degli italiani è difficile sopravvivere, per il restante 31%, secondo noi, coniugare il pranzo con la cena ed avere un tetto sopra la testa appare impresa ardua se non impossibile. Naturalmente, non abbiamo considerato gli imprevisti dovuti all’età ( medicinali, ricoveri ospedalieri, terapie domiciliari, assistenza personale). Solo sopra il tetto d’Euro 1500 mensili, per la coppia si prospetta una vita più consona ai sacrifici di una vita. Il quadro migliora se i coniugi sono proprietari dell’alloggio nel quale abitano. Ma l’IMU (Imposta Municipale Unica)”taglierà le gambe” anche a loro; perché gli anziani, non avendo figli a carico, già contemplati per ridurre la ferale imposta, la pagheranno per intero. A cena, davanti ad una minestrina, stracchino e mele cotte, le coppie anziane seguiranno le tele imprese del Professore e la situazione del Paese. Tra tassi bancari, bond, grafici di borsa, viene la sera. Unico divertimento, tanto per non essere solo sfiduciati, i programmi di una televisione, con decine di canali, dove gli interpreti soffrono (in apparenza) o gioiscono, ma guadagnano. Anche molto bene. Questo giro di vite post Berlusconiano ci piace sempre di meno. Lo scriviamo sicuri di non essere i soli.
fonte: Politacementecorretto.com
lunedì 6 febbraio 2012
Anomalia Al Grande Fratello-
Questa sera in diretta al grande fratello c'e stato un "faccia a faccia" tra la fidanzata di Amedeo e Chiara, in questo intervento gli autori del programma mostravano ad Amedeo alcune dichiarazioni fatte dalla fidanzata in alcuni programmi di intrattenimento pomeridiano, la bella Natalie definiva poco vera la dichiarazione di Amedeo di voler abbandonare la trasmissione per raggiungerla, di risposta Amedeo dichiara espressamente di voler abbandonare immediatamente il programma per correre dalla sua Natalie per risolvere i loro problemi fuori dalla casa.
Alessia Marcuzzi , presa alla sprovvista dall'ennesimo abbandono volontario dopo Rudolf e Mirko chiede ad Amedeo di attendere l'esito del televoto visto che lo stesso era tra i votati.
Arrivato il momento del televoto Amedeo esce e fin qua tutto sembra essere normale,
l'anomalia arriva al momento in cui i ragazzi dovevano essere divisi per un nuova votazione, la Marcuzzi legge il copione degli autori ed ad un certo punto spunto il nome di Amedeo, ma Amedeo era appena uscito dalla casa!!!!! Ora mi chiedo Amedeo è stato realmente eliminato dal pubblico o è stato eliminato dal "pubblico" quello però composto degli autori del grande fratello!!!!
Sarebbe bello poter controllare realmente tutti questi televoti e far si che ci sia un organo di controllo che possa garantire che certe operazioni di conteggio vengano svolte nella totale trasparenza e verità.
Alessia Marcuzzi , presa alla sprovvista dall'ennesimo abbandono volontario dopo Rudolf e Mirko chiede ad Amedeo di attendere l'esito del televoto visto che lo stesso era tra i votati.
Arrivato il momento del televoto Amedeo esce e fin qua tutto sembra essere normale,
l'anomalia arriva al momento in cui i ragazzi dovevano essere divisi per un nuova votazione, la Marcuzzi legge il copione degli autori ed ad un certo punto spunto il nome di Amedeo, ma Amedeo era appena uscito dalla casa!!!!! Ora mi chiedo Amedeo è stato realmente eliminato dal pubblico o è stato eliminato dal "pubblico" quello però composto degli autori del grande fratello!!!!
Sarebbe bello poter controllare realmente tutti questi televoti e far si che ci sia un organo di controllo che possa garantire che certe operazioni di conteggio vengano svolte nella totale trasparenza e verità.
venerdì 27 gennaio 2012
ma vi rendete conto.
i fanno i conti del processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito. E spunta una spesa davvero folle: il Tribunale, infatti, ha liquidato 182.784 euro per un filmino di 20 minuti che ricostruisce la scena del delitto. E’ quanto risulta da questi documenti pubblicati in esclusiva da Tgcom24. Un video importante? Una prova fondamentale? Una ricostruzione decisiva? Macché: le immagini furono proiettate in aula, a porte chiuse. Ma furono ritenute irrilevanti a tal punto che non sono mai entrate nel fascicolo del processo.
La domanda allora è legittima: perché la Procura spende 182.784 euro per un filmato destinato all’oblio? La somma, fra l’altro, è piuttosto significativa: 10 volte il costo di un film come Paranormal Activity che ha sbancato i botteghini di mezzo mondo, più o meno quanto un programma tv di successo…
Commissionato il 2 aprile 2009 dai procuratori di Perugia Mignini e Comodi, il filmino della polemica è stato realizzato da una società di Todi, la Nventa Id srl utilizzando tecniche 4d. Il tribunale sperava forse di recuperare queste somme da Raffaele e Amanda, come dimostrano i verbali di noti tifica nel carcere di Terni e Perugia. E invece, i due ex fidanzati come è noto sono stati assolti. Risultato? Il costo esagerato di questo video ricadrà tutto sulle spalle dello Stato. Che non ha i soldi per pagare gli imprenditori che riforniscono le mense degli ospedali. Ma, guarda caso, versa senza batter ciglio 182mila euro per un video (inutile) voluto dai pm.
FONTE : TGCOM24
La domanda allora è legittima: perché la Procura spende 182.784 euro per un filmato destinato all’oblio? La somma, fra l’altro, è piuttosto significativa: 10 volte il costo di un film come Paranormal Activity che ha sbancato i botteghini di mezzo mondo, più o meno quanto un programma tv di successo…
Commissionato il 2 aprile 2009 dai procuratori di Perugia Mignini e Comodi, il filmino della polemica è stato realizzato da una società di Todi, la Nventa Id srl utilizzando tecniche 4d. Il tribunale sperava forse di recuperare queste somme da Raffaele e Amanda, come dimostrano i verbali di noti tifica nel carcere di Terni e Perugia. E invece, i due ex fidanzati come è noto sono stati assolti. Risultato? Il costo esagerato di questo video ricadrà tutto sulle spalle dello Stato. Che non ha i soldi per pagare gli imprenditori che riforniscono le mense degli ospedali. Ma, guarda caso, versa senza batter ciglio 182mila euro per un video (inutile) voluto dai pm.
FONTE : TGCOM24
martedì 24 gennaio 2012
Grazie Monti.
Siamo arrivati al fondo la gente noi tutti non riusciamo più a vivere una vita decente è allora è giusto che l'Italia si blocchi l'Italia di tutti un paese dove i costi per vivere sono diventati insostenibili.
Certo molti si lamentano per i disagi ma obbiettivamente nessuno è soddisfatto nessuna categoria tranne i ricchi ovviamente sono contenti di tutto ciò che si vive negozio che chiudono e cadono come formiche, le banche che non ti aiutano neanche se preghi in ginocchio e lo stato, lo stato ha pensato bene di incrementare la pressione fiscale aumentando carburanti energia tasse su tasse calpestando ogni dignità umana monti il tecnico ha fallito come hanno fallito tutti i suoi precedenti o per meglio dire il suo unico obiettivo e salvare l'Europa ignorando l'Italia.
Io spero che la situazione cambi ma davvero mi rendo conto che è davvero difficile che a queste condizioni qualcosa possa cambiare commentate con le vostre opinioni o con le vostre idee.
Certo molti si lamentano per i disagi ma obbiettivamente nessuno è soddisfatto nessuna categoria tranne i ricchi ovviamente sono contenti di tutto ciò che si vive negozio che chiudono e cadono come formiche, le banche che non ti aiutano neanche se preghi in ginocchio e lo stato, lo stato ha pensato bene di incrementare la pressione fiscale aumentando carburanti energia tasse su tasse calpestando ogni dignità umana monti il tecnico ha fallito come hanno fallito tutti i suoi precedenti o per meglio dire il suo unico obiettivo e salvare l'Europa ignorando l'Italia.
Io spero che la situazione cambi ma davvero mi rendo conto che è davvero difficile che a queste condizioni qualcosa possa cambiare commentate con le vostre opinioni o con le vostre idee.
lunedì 23 gennaio 2012
Cambiamento o Fallimento?
Stiamo ormai vivendo in un paese che cammina sull'orlo di un baratro, ma un baratro vero non quello che i nostri governanti cercano di spiegarci usando termini e paroloni che ingannano la gente comune e che sembrano essere una nuova lingua da studiare.
Quando mai abbiamo sentito parlare di Spread in Italia?????
Non sapevamo nenache cosa fosse nè avevamo la necessità di saperlo !!!Oggi l'Italia si ribella!!!
L'Italia di tutti!!!
Vogliamo e dobbiamo sapere per poter sopravvivere!
Se siamo messi così, vuol dire che realmente le cose vanno male, fare due calcoli è molto semplice : le piccole e medie imprese stanno ad un passo dal fallimento, i dipendenti se prima arrivavano a stento alla fine del mese adesso tra aumenti di spese vive come luce, gas ,acqua, benzina, generi alimentari si ritrovano a far fronte alla fame,idem per i pensionati che con i soldi delle loro già scarse pensione forse arrivano a pagarsi le spese di condominio o forse una bolletta di luce o di gas dando la priorità a quella piu urgente o prossima
alla scadenza.
E le nuove attività????
Sembra che non facciano in tempo ad avviarsi che già si organizzano per chiudere!!
Credo che alla base c'e uno scellerato bisogno da parte dei nostri governanti tecnici di far fronte alle politiche europee non rendondosi conto che non c'e bisogno di politiche a lungo termine ma di fatti che possano dare i frutti subito.
Io sono daccordo col privatizzare tutto, ma credo che ora non risolvi nulla!
Non è che aumentare il numero dei notai faccia aumentare la possibilità di acquistare case se le banche continuano a non concedere mutui se non a dipendenti statali ove venga portato in pegno un rene o un cuore, oppure aumentare le farmacie o aumentare i taxi se non ci sono i soldi per far si che la gente possa spenderli per queste cose.
Circoscrivere solo alcune categorie non migliora la nostra Italia!
Allora credo sia giusto che l'Italia si sblocchi che noi tutti ci blocchiamo e che qualcosa di concreto venga fatto a sostegno della gente normale che si sveglia la mattina con la voglia,la tranquillità e la dignità di poter lavorare. .
Quando mai abbiamo sentito parlare di Spread in Italia?????
Non sapevamo nenache cosa fosse nè avevamo la necessità di saperlo !!!Oggi l'Italia si ribella!!!
L'Italia di tutti!!!
Vogliamo e dobbiamo sapere per poter sopravvivere!
Se siamo messi così, vuol dire che realmente le cose vanno male, fare due calcoli è molto semplice : le piccole e medie imprese stanno ad un passo dal fallimento, i dipendenti se prima arrivavano a stento alla fine del mese adesso tra aumenti di spese vive come luce, gas ,acqua, benzina, generi alimentari si ritrovano a far fronte alla fame,idem per i pensionati che con i soldi delle loro già scarse pensione forse arrivano a pagarsi le spese di condominio o forse una bolletta di luce o di gas dando la priorità a quella piu urgente o prossima
alla scadenza.
E le nuove attività????
Sembra che non facciano in tempo ad avviarsi che già si organizzano per chiudere!!
Credo che alla base c'e uno scellerato bisogno da parte dei nostri governanti tecnici di far fronte alle politiche europee non rendondosi conto che non c'e bisogno di politiche a lungo termine ma di fatti che possano dare i frutti subito.
Io sono daccordo col privatizzare tutto, ma credo che ora non risolvi nulla!
Non è che aumentare il numero dei notai faccia aumentare la possibilità di acquistare case se le banche continuano a non concedere mutui se non a dipendenti statali ove venga portato in pegno un rene o un cuore, oppure aumentare le farmacie o aumentare i taxi se non ci sono i soldi per far si che la gente possa spenderli per queste cose.
Circoscrivere solo alcune categorie non migliora la nostra Italia!
Allora credo sia giusto che l'Italia si sblocchi che noi tutti ci blocchiamo e che qualcosa di concreto venga fatto a sostegno della gente normale che si sveglia la mattina con la voglia,la tranquillità e la dignità di poter lavorare. .
mercoledì 18 gennaio 2012
Costa Concordia Anomalia Italiana
Come in ogni circostanze tragica in Italia dopo che ci sono dei morti s’inizia discutere e a cercare soluzioni, ora mi chiedo, il comandante della costa concordia avrà fatto una miriade di errori sarà stato un vile ad abbandonare la nave con ancora persone a bordo ,ma questo lo valuterà la magistratura con un processo, la cosa, però più strana e che onestamente seguendo la rete e la TV non ho ancora sentito è il ruolo preventivo della Guardia Costiera e la Capitaneria di Porto.... a cosa servono ?????
Su internet spopola questa telefonata tra il comandante e la capitaneria di porto aimè non lascio commenti, ma la stessa Capitaneria con i suoi Radar o a occhio nudo come facevano i turisti, possibile che non abbia mai visto le navi da crociera passare cosi vicino al giglio, possibile che nessuno della capitaneria si sia prodigato di denunciare l'accaduto alle varie compagnia di navigazione, come può essere possibile che se un aereo dopo l'11 settembre cambia rotta di un millimetro si alzano in volo i caccia per rintracciarlo e se una nave con 4300 persone a bordo è a 250 metri dalla costa non se ne accorge nessuno????????
E se a bordo di una nave del genere ci fosse un pazzo che vuole farla schiantare contro un porto???
Non è possibile che debba morire sempre della gente per far si che le cose cambino in questo nostro paese, vorrei che ci fosse un giusto processo per il comandante che deve pagare per gli errori che ha commesso, ma un giusto processo anche per chi è preposto al controllo dei natanti in mare è che ha permesso questo tipo di navigazione che inevitabilmente avrebbe portato poi a un disastro come quello che ora stiamo vedendo.
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Su internet spopola questa telefonata tra il comandante e la capitaneria di porto aimè non lascio commenti, ma la stessa Capitaneria con i suoi Radar o a occhio nudo come facevano i turisti, possibile che non abbia mai visto le navi da crociera passare cosi vicino al giglio, possibile che nessuno della capitaneria si sia prodigato di denunciare l'accaduto alle varie compagnia di navigazione, come può essere possibile che se un aereo dopo l'11 settembre cambia rotta di un millimetro si alzano in volo i caccia per rintracciarlo e se una nave con 4300 persone a bordo è a 250 metri dalla costa non se ne accorge nessuno????????
E se a bordo di una nave del genere ci fosse un pazzo che vuole farla schiantare contro un porto???
Non è possibile che debba morire sempre della gente per far si che le cose cambino in questo nostro paese, vorrei che ci fosse un giusto processo per il comandante che deve pagare per gli errori che ha commesso, ma un giusto processo anche per chi è preposto al controllo dei natanti in mare è che ha permesso questo tipo di navigazione che inevitabilmente avrebbe portato poi a un disastro come quello che ora stiamo vedendo.
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lunedì 16 gennaio 2012
"Boom di fallimenti"
La crisi continua a mietere vittime nel mondo imprenditoriale italiano. Secondo gli ultimi dati sulle dichiarazioni fiscali (anno di imposta 2009) diffusi dal Dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia, il numero delle aziende che hanno chiuso o dichiarato fallimento è cresciuto rispettivamente del 52% e del 61%. In aumento anche le società in perdita (+37%).
Fonte tgcom24
Fonte tgcom24
La Nutella di Ferrero batte la crisi
La Nutella di Ferrero batte la crisi
La famosa Ferrero, proprio la società che ci delizia con la meravigliosa crema di nocciole Nutella, sembra non temere la crisi che affligge l’intera Europa. Anzi, la Ferrero Spa, filiale italiana della Ferrero International, nonostante il periodo difficile è riuscita a tirare le somme finali dell’anno 2011 con una crescita pari al 7% quantificabile ad un livello record di 2.502 miliardi di euro. Ciò che stupisce di più è sicuramente che questo tipo di crescita sia avvenuto in un periodo in cui la crisi a livello europeo non stenta a farsi sentire; ad ogni modo, il merito è dello stesso brand e della vasta offerta dei prodotti che mette a disposizione dei clienti.I prodotti Nutella della Ferrero
Se si osserva il volume di crescita dei prodotti messi in vendita negli ultimi anni si potrà difatti notare una presenta elevata di prodotti: dal classico barattolo di Nutella a quello con i grissini, dalle Tic Tac agli snack ed agli ovetti. Insomma, si può veramente dire che le cifre fanno impressione e per accorgersene basta osservare il mercato italiano della Nutella che conta l’86% dell’insieme delle creme spalmabili. Non da meno sono anche i cioccolatini come gli ovetti Kinder che contano il 15% ed i cioccolatini Raffaello, Mon Chéri, Pocket Coffee e Rocher che vantano il 36%.Passando a livello internazionale, i paesi dell’Unione Europea pesano meno sul bilancio dei ricavi della Ferrero; in particolar modo, si parla del 60% mentre del 10% nelle Americhe. Ma Ferrero cerca comunque di osservare anche gli altri mercati emergenti che suppone una crescita del 70% nei paesi dell’Europa dell’Est, dell’America Latina e dell’Asia.
domenica 15 gennaio 2012
IL VECCHIO SISTEMA E' FALLITO. RIPARTIAMO DA MERITO E BENESSERE
Jack London, nel suo libro "Il tallone di ferro" oltre un secolo fa, scriveva "(...) La società è divisa in tre grandi classi. Prima fra tutte è la plutocrazia, composta dai ricchi banchieri, dai magnati delle ferrovie, dai direttori delle grandi società e dai magnati dei trust; la seconda, la borghesia, la vostra, signori, comprende i grandi professionisti. Infine, la terza e ultima, la mia classe, il proletariato, formato dai lavoratori salariati. (...) Sul numero totale delle persone soltanto lo zero nove per cento appartiene alla plutocrazia; eppure la plutocrazia possiede il settanta per cento della ricchezza totale. La borghesia dispone di ventiquattromiliardi e gode del venticinque per cento della ricchezza totale. Resta il proletariato. Di tutte le persone che svolgono un lavoro, il settanta per cento appartiene al proletariato, che possiede solo il quattro per cento della ricchezza totale. Da quale parte sta il potere, signori?".
Sembra oggi, ma era il 1905. La nostra economia è vecchia prima di tutto perché è sostanzialmente identica, negli squilibri relativi alla distribuzione della ricchezza e negli squilibri di potere a questa associati, all'economia di oltre un secolo fa. Con la sola differenza che allora i lavoratori salariati erano in gran parte formati da operai, mentre oggi sono formati da impiegati. Ma con la stessa preoccupante tendenza a sottopagare il lavoratore medio e a strapagare i capi. Basti pensare come negli Stati Uniti si sia passati da un rapporto di circa 20 volte tra lo stipendio medio di un salariato e il CEO della stessa azienda, ad un rapporto di oltre 400 volte. Né fa eccezione a questo principio l'Europa che, pur se su rapporti inferiori, vede costantemente aumentare questo tipo di disparità anche durante gli anni di crisi.
L'attuale economia, così come quella di un secolo fa, retribuisce poco il lavoro e premia molto, troppo, i detentori di capitale. Nel 2010 e 2009 negli Stati Uniti i profitti delle imprese erano cresciuti di 528 miliardi di dollari mentre in parallelo i salari erano cresciuti di meno di un terzo: 168 miliardi di dollari. Nello stesso periodo, in Germania i profitti delle imprese erano cresciuti di 113 miliardi di euro mentre i salari solo di 36. E in Inghilterra, addirittura i profitti erano cresciuti di 14 miliardi di euro mentre i salari erano diminuiti di 2. La vecchia economia della crescita continua, quando va in crisi tutela i ricchi attraverso rendite protette e relativamente poco tassate, e fa pagare il conto ai ceti medi e bassi. Mentre quanto riparte favorisce i già ricchi e lascia le briciole agli altri. E la vecchia economia, così come quella del secolo scorso alla fine degli anni '20, sta collassando soffocata dal peso di un capitale d'azzardo che, già nel 2008, valeva circa 2400 trilioni di dollari contro i 60 trilioni del PIL mondiale di quell'anno. Per ogni dollaro di economia reale quaranta dollari di scommesse speculative. Il capitale ingordo sta uccidendo sé stesso, in un paradosso per cui il denaro nel mondo non è mai costato così poco come ora, ma mai è stato così difficile ottenerne per lavorare e creare cose utili, vere, concrete. Ma questa economia della crescita continua ha prodotto anche un altro paradosso: quello di incrementare il PIL aumentando la diseguaglianza economica e sociale. Lo prova la crescita dell'indice di GINI in buona parte delle economie avanzate, così come in uno dei grandi protagonisti della globalizzazione, la Cina. Non solo, la vecchia economia premia sempre gli stessi: la mobilità sociale è in riduzione in molti paesi. La rendita (e le rendite di posizione familiari e patrimoniali) vincono sul merito e sul coraggio di chi ha solo l'intelligenza e la voglia di intraprendere dalla sua parte. Un bellissimo articolo pubblicato sull' Herald Tribune dello scorso 4 gennaio lo dice con grande chiarezza: il sogno americano di uscire dalla povertà nell'arco della propria vita, per raggiungere il benessere grazie all'intelligenza e al duro lavoro, è finito. Un americano che nasce povero ha il 70% di probabilità di morire povero. Mentre i paesi che danno a chi nasce povero la più elevata probabilità di raggiungere il benessere sono invece, un altro paradosso, proprio quei paesi Scandinavi che per anni abbiamo frettolosamente etichettato come "stati socialisti e assistenziali". E, guarda caso, quei paesi sono anche i luoghi in cui l'indice di GINI ha i valori più bassi (vale a dire società in cui la distribuzione del reddito è tra le meno diseguali). Tutti questi fatti, tutte queste evidenze, ci dicono che la vecchia economia non funziona più e che abbiamo bisogno di costruire un nuovo sistema economico. Che sia più giusto, più capace di premiare il merito e punire la rendita, e che non pregiudichi l'ambiente in cui viviamo consumando irresponsabilmente le risorse naturali. Per farlo, dobbiamo uscire dal paradigma della crescita continua per evolvere, usando le parole di un grande economista tedesco come Ernst Friedrich Schumacher il quale le scrisse già nel 1973, "verso un'economia della stabilità".
Un'economia della stabilità è un'economia che persegue prima di tutto l'equilibrio del sistema e la qualità della vita dei cittadini al suo interno, cercando di fare essenzialmente quattro cose sotto il profilo socio-economico: ridurre l'indice di GINI; aumentare il grado di mobilità sociale intragenerazionale (cioè la mobilità nell'arco di una vita); aumentare il tasso di occupazione; ridurre l'energia associata ad ogni punto di PIL prodotto (e dunque abbassare le emissioni di CO2). Questo è il nuovo modello a cui tendere. Un modello nel quale l'eventuale crescita è solo una subordinata e non un obiettivo a cui puntare. E che, se del caso, si deve generare soltanto grazie ad incrementi di produttività derivanti dall'innovazione e da un'imprenditorialità diffusa. Non certo grazie ad incrementi inflattivi dei fatturati delle imprese determinati dallo sfruttamento di rendite di posizione o di mercati a bassa concorrenza. Non è quanto si cresce, ma come, eventualmente, si cresce, a fare la differenza. Il danno fatto degli apostoli della crescita in questi ultimi anni risiede prima di tutto nel fatto di avere affermato una visione acritica dell'aumento del PIL, che non distingue tra aumenti viziosi e improduttivi di PIL (come sono appunto quegli aumenti di fatturato ottenuti dalle imprese che incrementano il prezzo della benzina approfittandosi della bassa concorrenza) da un lato, e gli aumenti virtuosi e produttivi di PIL (come sono i nuovi fatturati generati dalle, ahimè poche start-up italiane nei settori ad alta tecnologia) dall'altro. In una sorta di ossessione collettiva per il +%, in questi anni ci siamo dimenticati della qualità del PIL. E guardando troppo all'incremento, ci siamo scordati del suo intero. Come mai? Perché lo spauracchio della "crescita zero", agitato ad arte da una finanza debordante, prepotente e incosciente (come non guardare, invece, alle enormi scommesse speculative che, oggi, sono immesse nel sistema con un rapporto di almeno 1 a 40 sull'economia reale, e che sono un rischio sistemico ben più grave di una crescita zero), ci ha impedito di puntare lo sguardo nella direzione del vero obiettivo. Che non è la quantità del PIL ma la sua qualità. Il punto non è fare di più, ma fare di meglio. Occorre uscire da questa vecchia economia della crescita continua e della finanza ipertrofica che produce diseguaglianza e crisi socio-economiche violente e ricorrenti, e creare un'economia della stabilità che produce eguaglianza e benessere diffuso. Per farlo, dobbiamo definire gli obiettivi fondamentali di questa nuova economia. Ho provato a riassumerli qui di seguito, in un'ideale contrapposizione con quella vecchia. E questa contrapposizione lascio al giudizio dei lettori, invitandoli a schierarsi dall'una o dall'altra parte...
Sembra oggi, ma era il 1905. La nostra economia è vecchia prima di tutto perché è sostanzialmente identica, negli squilibri relativi alla distribuzione della ricchezza e negli squilibri di potere a questa associati, all'economia di oltre un secolo fa. Con la sola differenza che allora i lavoratori salariati erano in gran parte formati da operai, mentre oggi sono formati da impiegati. Ma con la stessa preoccupante tendenza a sottopagare il lavoratore medio e a strapagare i capi. Basti pensare come negli Stati Uniti si sia passati da un rapporto di circa 20 volte tra lo stipendio medio di un salariato e il CEO della stessa azienda, ad un rapporto di oltre 400 volte. Né fa eccezione a questo principio l'Europa che, pur se su rapporti inferiori, vede costantemente aumentare questo tipo di disparità anche durante gli anni di crisi.
L'attuale economia, così come quella di un secolo fa, retribuisce poco il lavoro e premia molto, troppo, i detentori di capitale. Nel 2010 e 2009 negli Stati Uniti i profitti delle imprese erano cresciuti di 528 miliardi di dollari mentre in parallelo i salari erano cresciuti di meno di un terzo: 168 miliardi di dollari. Nello stesso periodo, in Germania i profitti delle imprese erano cresciuti di 113 miliardi di euro mentre i salari solo di 36. E in Inghilterra, addirittura i profitti erano cresciuti di 14 miliardi di euro mentre i salari erano diminuiti di 2. La vecchia economia della crescita continua, quando va in crisi tutela i ricchi attraverso rendite protette e relativamente poco tassate, e fa pagare il conto ai ceti medi e bassi. Mentre quanto riparte favorisce i già ricchi e lascia le briciole agli altri. E la vecchia economia, così come quella del secolo scorso alla fine degli anni '20, sta collassando soffocata dal peso di un capitale d'azzardo che, già nel 2008, valeva circa 2400 trilioni di dollari contro i 60 trilioni del PIL mondiale di quell'anno. Per ogni dollaro di economia reale quaranta dollari di scommesse speculative. Il capitale ingordo sta uccidendo sé stesso, in un paradosso per cui il denaro nel mondo non è mai costato così poco come ora, ma mai è stato così difficile ottenerne per lavorare e creare cose utili, vere, concrete. Ma questa economia della crescita continua ha prodotto anche un altro paradosso: quello di incrementare il PIL aumentando la diseguaglianza economica e sociale. Lo prova la crescita dell'indice di GINI in buona parte delle economie avanzate, così come in uno dei grandi protagonisti della globalizzazione, la Cina. Non solo, la vecchia economia premia sempre gli stessi: la mobilità sociale è in riduzione in molti paesi. La rendita (e le rendite di posizione familiari e patrimoniali) vincono sul merito e sul coraggio di chi ha solo l'intelligenza e la voglia di intraprendere dalla sua parte. Un bellissimo articolo pubblicato sull' Herald Tribune dello scorso 4 gennaio lo dice con grande chiarezza: il sogno americano di uscire dalla povertà nell'arco della propria vita, per raggiungere il benessere grazie all'intelligenza e al duro lavoro, è finito. Un americano che nasce povero ha il 70% di probabilità di morire povero. Mentre i paesi che danno a chi nasce povero la più elevata probabilità di raggiungere il benessere sono invece, un altro paradosso, proprio quei paesi Scandinavi che per anni abbiamo frettolosamente etichettato come "stati socialisti e assistenziali". E, guarda caso, quei paesi sono anche i luoghi in cui l'indice di GINI ha i valori più bassi (vale a dire società in cui la distribuzione del reddito è tra le meno diseguali). Tutti questi fatti, tutte queste evidenze, ci dicono che la vecchia economia non funziona più e che abbiamo bisogno di costruire un nuovo sistema economico. Che sia più giusto, più capace di premiare il merito e punire la rendita, e che non pregiudichi l'ambiente in cui viviamo consumando irresponsabilmente le risorse naturali. Per farlo, dobbiamo uscire dal paradigma della crescita continua per evolvere, usando le parole di un grande economista tedesco come Ernst Friedrich Schumacher il quale le scrisse già nel 1973, "verso un'economia della stabilità".
Un'economia della stabilità è un'economia che persegue prima di tutto l'equilibrio del sistema e la qualità della vita dei cittadini al suo interno, cercando di fare essenzialmente quattro cose sotto il profilo socio-economico: ridurre l'indice di GINI; aumentare il grado di mobilità sociale intragenerazionale (cioè la mobilità nell'arco di una vita); aumentare il tasso di occupazione; ridurre l'energia associata ad ogni punto di PIL prodotto (e dunque abbassare le emissioni di CO2). Questo è il nuovo modello a cui tendere. Un modello nel quale l'eventuale crescita è solo una subordinata e non un obiettivo a cui puntare. E che, se del caso, si deve generare soltanto grazie ad incrementi di produttività derivanti dall'innovazione e da un'imprenditorialità diffusa. Non certo grazie ad incrementi inflattivi dei fatturati delle imprese determinati dallo sfruttamento di rendite di posizione o di mercati a bassa concorrenza. Non è quanto si cresce, ma come, eventualmente, si cresce, a fare la differenza. Il danno fatto degli apostoli della crescita in questi ultimi anni risiede prima di tutto nel fatto di avere affermato una visione acritica dell'aumento del PIL, che non distingue tra aumenti viziosi e improduttivi di PIL (come sono appunto quegli aumenti di fatturato ottenuti dalle imprese che incrementano il prezzo della benzina approfittandosi della bassa concorrenza) da un lato, e gli aumenti virtuosi e produttivi di PIL (come sono i nuovi fatturati generati dalle, ahimè poche start-up italiane nei settori ad alta tecnologia) dall'altro. In una sorta di ossessione collettiva per il +%, in questi anni ci siamo dimenticati della qualità del PIL. E guardando troppo all'incremento, ci siamo scordati del suo intero. Come mai? Perché lo spauracchio della "crescita zero", agitato ad arte da una finanza debordante, prepotente e incosciente (come non guardare, invece, alle enormi scommesse speculative che, oggi, sono immesse nel sistema con un rapporto di almeno 1 a 40 sull'economia reale, e che sono un rischio sistemico ben più grave di una crescita zero), ci ha impedito di puntare lo sguardo nella direzione del vero obiettivo. Che non è la quantità del PIL ma la sua qualità. Il punto non è fare di più, ma fare di meglio. Occorre uscire da questa vecchia economia della crescita continua e della finanza ipertrofica che produce diseguaglianza e crisi socio-economiche violente e ricorrenti, e creare un'economia della stabilità che produce eguaglianza e benessere diffuso. Per farlo, dobbiamo definire gli obiettivi fondamentali di questa nuova economia. Ho provato a riassumerli qui di seguito, in un'ideale contrapposizione con quella vecchia. E questa contrapposizione lascio al giudizio dei lettori, invitandoli a schierarsi dall'una o dall'altra parte...
sabato 14 gennaio 2012
Le lacrime della Fornero...e le nostre
(AGI) - Torino, 14 gen. - Il declassamento del rating italiano deciso ieri da Standard & Poor's e' stato "una vera sberla". Lo ha detto il ministro del Welfare, Elsa Fornero. "Noi quest'estate - ha aggiunto intervenendo alla presentazione di un libro di Emma Bonino - siamo stati in prossimita' di una crisi finanziaria che poteva vere conseguenze gravissime". "E' stato evitato il baratro? Non ancora - ha proseguito il ministro - c'e' un tira e molla: con la manovra abbiamo fatto un passo indietro dal baratro, ma non dipende solo dal Paese, ogni tanto qualche spinta arriva e ci butta di nuovo in avanti.
Quella di ieri e' stata una vera sberla, una sberla che rende piu' difficile il rapporto tra i diversi Paesi europei nel risolvere la crisi".
Quella di ieri e' stata una vera sberla, una sberla che rende piu' difficile il rapporto tra i diversi Paesi europei nel risolvere la crisi".
se fosse colpa della crisi il naufragio della costa!
Da stanotte mi chiedo come sia stato possibile un errore umano del genere quattro miglia marine equivalgono a circa 10 km mentre un miglio a circa 1,7 km, ora mi domando il comandante era a cena ma ovviamente c'era il suo secondo in sala guida si vedeva a vista che si era fuori rotta, non parliamo di metri ma di km e poi persone esperte sanno benissimo i rischi che si affrontano avendo quattro mila e più persone su un grattacielo galleggiante, mi faccio queste domande perche mi chiedo se la compagnia non abbia in un periodo come questo di crisi colpe nel cercare personale poco esperto e sotto pagato o nell'addestramento del personale, visto che tutti quelli intervistati hanno lamentato una scarsa preparazione e una disinformazione totale su cosa stesse succedendo.
Spesso pensiamo che le cose non accadano mai è poi invece quando succedono, siamo con i se e con i ma che non portano da nessuna parte se no una triste verità 3 morti 40 feriti e cinquantaquattro dispersi
aggiornamento fonte tgcom24:
" Sull'incidente della Costa Concordia un comandante di lungo corso che chiede di mantenere l'anonimato ipotizza: "O è avvenuto un black out, che ha fatto andare in tilt gli strumenti di navigazione, che sono molto sofisticati oppure c'è stato un errore di valutazione. Ma è tutto molto strano, il comandante è una persona molto esperta".
Spesso pensiamo che le cose non accadano mai è poi invece quando succedono, siamo con i se e con i ma che non portano da nessuna parte se no una triste verità 3 morti 40 feriti e cinquantaquattro dispersi
aggiornamento fonte tgcom24:
" Sull'incidente della Costa Concordia un comandante di lungo corso che chiede di mantenere l'anonimato ipotizza: "O è avvenuto un black out, che ha fatto andare in tilt gli strumenti di navigazione, che sono molto sofisticati oppure c'è stato un errore di valutazione. Ma è tutto molto strano, il comandante è una persona molto esperta".
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